Transgender non è una parolaccia: la storia di una bambina con l’asterisco in fondo al nome

Transgender non è una parolaccia, non è una moda, non è un difetto di fabbrica. Transgender sono bambini, o bambine, che attuano comportamenti e giochi stereotipicamente considerati del genere opposto. Ad esempio bambine che giocano con i supereroi oppure bambini che amano vestirsi con abbigliamenti considerati femminili come gonne o amano giocare con le bambole e truccarsi. Io sono andato a Valencia per conoscere Lori, all’anagrafe Lorenzo. E’ una bambina italiana che è andata a vivere con la sua famiglia in Spagna perché lì, con più facilità, si può essere quello che si sente di essere, a partire dalla scuola, dove lei è per tutti Lori. Una cosa, soprattutto, io ho imparato: l’incongruenza di genere diventa un problema quando viene stigmatizzata come sbagliata. Il rischio di sentirsi “diversi” o “non accettati” esiste, ma non è colpa di una condizione ma di un pregiudizio negli occhi di chi sta intorno. Familiari, amici, ambiente lavorativo e scolastico. La verità è che si può essere transgender felici oppure tristi, insoddisfatti oppure realizzati, come avviene per qualsiasi persona; ed è vero, come per qualsiasi persona, che la propria felicità scaturisce principalmente dalle relazioni con le persone intorno a noi. Essere se stessi, sempre, e non disturbare chi lo sta già facendo. Il succo, in fondo, è quasi tutto qui. Saverio Tommasi

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